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I simili s’annusano, si riconoscono e poi si pigliano. A Maurizio Sarri e Sinisa Mihajlovic è bastato poco per creare un legame che va oltre il calcio e resta solido nonostante la frequentazione limitata: non serve chiamarsi spesso per sentirsi vicini, basta avere una comunanza di visioni, sul pallone e non solo. La stima tra i due allenatori c’è sempre stata, l’affetto è subentrato dopo, quando nel marzo 2015 si sono conosciuti più a fondo.

Stage e amicizia È accaduto quando Sarri allenava l’Empoli e Sinisa, che all’epoca guidava la Sampdoria ed era già un tecnico affermato, ma ugualmente affamato di sapere calcistico, voleva studiare da vicino la metodologia del tecnico del momento. Maurizio dirigeva e Miha osservava e prendeva appunti in panchina. Poi a fine seduta dalla pratica si passava alla teoria: i due si chiudevano in ufficio e continuavano a parlare di calcio per ore. Discussioni che proseguivano anche a cena: sistemi di gioco, schemi su palle inattive, pressing e tutto il resto. Mihajlovic era interessato in particolare ai movimenti della fase difensiva, quelli che i giocatori della Juventus, abituati a un’altra filosofia, stanno ancora assimilando e che il Bologna si augura che stasera non funzionino alla perfezione.

Lezioni di vita Maurizio rimase subito colpito dal carattere e dalla personalità del serbo ma soprattutto dalla sua storia personale: i racconti sulla guerra che Sinisa ha conosciuto quando era un ragazzo, la fame e le mille difficoltà attraversate hanno riempito insieme al calcio le giornate trascorse insieme. Argomenti a cui Sarri è particolarmente sensibile, essendo un appassionato di storia e avendo avuto il nonno partigiano. Pochi mesi dopo, Sarri è diventato l’allenatore del Napoli e Mihajlovic è passato al Milan. La curiosità è che uno poteva finire sulla panchina dell’altro e viceversa, perché sia De Laurentiis sia Berlusconi avevano valutato entrambi prima di fare la propria scelta. Occhio al Bologna Il Comandante e il Combattente giocano in maniera diversa ma hanno un approccio simile alla vita e al lavoro: ironici, passionali, diretti e capaci di suscitare sentimenti agli antipodi, o non li sopporti oppure li ami. «Spero che Sinisa sia in panchina – ha detto Sarri in conferenza -, lo rivedo molto volentieri. Il Bologna è una delle squadre che mi è piaciuta di più finora, ha numeri di altissimo livello ed è molto pericolosa. Lo scetticismo nei miei confronti è qualcosa con cui convivo da tanti anni, non m’influenza più. E la classifica non ci interessa, adesso conta di più fare prestazioni di buon livello». Autostima Ieri Sinisa è partito in direzione Torino alle 16.10 da Castel debole su un’auto privata e in compagnia dell’amico e vice Miroslav Tanjga. Cappellino e tuta, Mihajlovic ha messo la propria borsa nel baule e ha salutato tutti per affrontare un viaggio che lo ha portato a condividere il ritiro coi suoi ragazzi, che hanno raggiunto il capoluogo piemontese in treno. Prima di viaggiare, Sinisa aveva replicato quanto fatto giovedì: ha guidato l’allenamento con interventismo, partecipazione, sorrisi, linee- guida. «In questi giorni – dice Emilio De Leo, il tattico – Sinisa ha dato a tutti la solita carica. La sua sola presenza trasmette coraggio incrementando l’autostima di ognuno. Anche contro la Juve dobbiamo concentrarci sui nostri principi di gioco, reggere e sopportare gli urti per poi aprirci proponendo il nostro calcio». Conta il freddo Il Sinisa partecipativo e con la volontà ferma di essere in panchina all’Allianz, dovrà coprirsi bene sia dalla pioggia (annunciata leggera) e soprattutto dalla temperatura. Insomma, l’abbigliamento dovrà essere coprente, isolante, sicuro. Più che la pioggia conterà il non prendere freddo. La sensazione è che – a meno di stravolgimenti dell’ultima ora – Mihajlovic sarà nella propria area tecnica piuttosto che in un box o dietro le quinte dello Stadium. Il tutto per guidare un Bologna che cerca quella vittoria a casa-Juve mai più vista dal 2011. Sinisa invece ha battuto la Signora dentro le sue mura quando allenava il Catania, il 20 dicembre 2009.

I capitani si stanno sintonizzando. Matthijs de Ligt, il capitano bambino, e Leonardo Bonucci, il capitano adulto, si ritrovano dopo una pausa-nazionali con piccoli record. DeLigt ha battuto Clarence Seedorf, diventando il più giovane della storia a giocare 20 partite con la maglia dell’Olanda. Leonardo Bonucci ha fatto altri due passi nell’elenco delle presenze in Nazionale ed è a -1 da Giacinto Facchetti: 93 partite contro 94. A proposito di capitani, davanti ci sono solo Zambrotta, Chiellini, Zoff, Pirlo, De Rossi, Maldini, Cannavaro e Buffon, quasi tutti uomini con fascia. Quei due, il vecchio capitano bambino dell’Ajax e il nuovo capitano adulto della Juventus, sono attesi insieme anche per la serata contro il Bologna. Sei su sette Le squadre di Maurizio Sarri cominciano dalla difesa e le difese cominciano dai centrali: per spiegare l’importanza della sintonia tra Bonucci e De Ligt, basta questo. Leo eMatthijs hanno cominciato tra scetticismo diffuso. Molti li immaginavano troppo simili per caratteristiche, in concorrenza eterna per una maglia da compagno di Chiellini nelle partite importanti. Poi Chiello, capitano tra i capitani, si è fatto male, così Sarri ha deciso: in quattro delle ultime cinque partite di campionato, in due partite di Champions su due, al centro hanno giocato il numero 19 e il 4. Tra alti e bassi… distinti. Leo e i dribbling Bonucci sta vivendo la stagione migliore ed è uno dei pochi giocatori della A a non aver saltato nemmeno un minuto, l’unico della Juve. Non solo, in quel gruppetto è il solo a non essere mai stato dribblato, statistica che per l’orgoglio di un difensore suona bene. Leonardo ha giocato almeno un minuto in tutte le partite, Nazionale compresa, e probabilmente gli va bene così. È il tipo che vive di adrenalina, non vuole riposarsi mai e, quando va in panchina, soffre. Matthijs e l’Olanda L’intesa con De Ligt, intanto, cresce. Matthijs ha sbagliato più di qualche volta – succedeva anche a Bonucci, un anno fa – e non è sbagliato pensare che siano errori di ambientamento. Nella pausa ha perso un duello ad alta quota con Magennis – gol dell’Irlanda del Nord all’Olanda – ma stasera vivrà altre sfide: Palacio, Sansone, Orsolini, gli inserimenti di Soriano. Tecnici. In un periodo in cui gli sono mancate le certezze dell’Ajax – e del resto… il governo olandese ha scelto «Paesi Bassi» e abolito il nome«Olanda», come si fa ad avere certezze? – sta imparando come fare coppia con un italiano. E almeno loro, i centrali italiani, sono una garanzia.