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Le buone abitudini non si cambiano e così anche ieri sera i giocatori hanno dormito a casa e questa mattina si ritroveranno al Rigamonti per l’ultima seduta. Quella decisiva, a porte chiuse, che servirà a Eugenio Corini per provare la formazione anti-Juve. Poi, tutti a pranzo, e quindi il breve ritiro di qualche ora prima di trasferirsi allo stadio. Atteso il tutto esaurito, intorno alle 15 mila presenze. «Arriviamo molto bene – ha spiegato Corini in conferenza -. Anche se sono solo tre giorni si recuperano energie e motivazioni. Abbiamo tanta gente che ci accompagnerà per fare l’impresa». Inevitabile la domanda su Mario Balotelli: «Il suo ritorno è un evento. Sono contento di come Mario si sta predisponendo al sacrificio, fare fatica è molto nobile. Deve adattarsi alla squadra, ma è ovvio che anche la squadra deve andare incontro a lui per metterlo nelle condizioni di dare tutto il suo meglio. Lui dal 1’? Devo valutare attentamente e lo farò fino all’ultimo. È sulla strada giusta, lo stimolo sempre perché secondo me può fare qualcosa in più.

Avanti senza fretta e senza ansie, perché ogni mutazione genetica richiede tempo, sforzi e sacrifici. Giorgio Chiellini aveva detto a inizio stagione che la vera Juventus si sarebbe vista in inverno o all’anno nuovo, Maurizio Sarri spera di anticipare un po’ ma non è affatto preoccupato: «Il processo di apprendimento è reciproco – spiega nella conferenza stampa pre-Brescia -.

In questa fase bisogna trovare gli equilibri, io devo capire che cosa posso dare alla squadra e quello che chiedo alla Juventus. Spero che succeda il prima possibile, ma l’adattamento di un gruppo ai principi di un allenatore è sempre molto soggettivo. Ci vuole tempo, non è un videogioco. Bisogna innescare un modo di pensare. Il mondo Juve non è differente da altri tipi di realtà, io mi trovo benissimo e non vedo niente di particolare, c’è un ottimo livello di organizzazione ». Intanto, la gara di stasera è da prendere con le molle, e non solo perché mancherà Cristiano Ronaldo: «Il Brescia mi ha fatto una buona impressione – dice Sarri -. C’è tanto lavoro dietro, è pericolosa e ha entusiasmo. L’esordio di Balotelli può dare una botta d’entusiasmo all’ambiente. Sarà una partita insidiosa». Campionato più duro Il tecnico ha spiegato anche le gerarchie su punizioni e rigori: «Quando battiamo le punizioni ci sono alcune opzioni, a destra Pjanic e Ronaldo, a sinistra Dybala e Bernardeschi se sono in campo. Idem per i rigori: c’è l’indicazione principale e l’alternativa.

Ci sono momenti in cui il prescelto non è in condizione fisica e mentale per calciare, perciò è giusto avere un’altra soluzione ». Infine un giudizio sulla Serie A e il calcio italiano: «Non ho visto nulla delle altre squadre, ho solo studiato quelle che dobbiamo affrontare noi. Non ho un quadro completo della situazione, ma che sarebbe stato un campionato più difficile era un’opinione condivisa e penso che sia così. È presto per dire se il calcio italiano sia cambiato in un anno. Nelle prime 7-8 partite tutte le squadre cercano di proporre calcio, è nella fase successiva che si vedono atteggiamenti diversi». Lo fanno gli altri, non Sarri, per cui il bel gioco è una missione.

L’ ultima rappresentazione italiana non fu proprio un successo: 21 maggio 2016, finale di Coppa Italia a Roma, Milan-Juventus 0-1. Mario Balotelli si scalda, ma Cristian Brocchi deve intervenire in un’altra direzione inserendo Mauri per Montolivo nel supplementare. Mario reagisce infilandosi nello spogliatoio. Due minuti e lo staff tecnico lo recupera riconsegnandolo alla disponibilità di Brocchi che lo inserisce. Minuti finali da senza voto per la Gazzetta e Coppa Italia alla Juventus.

La stessa avversaria di oggi, la prima della nuova era bresciana dopo aver scontato i quattro turni di squalifica. La stessa che si frappone fra Mario e il nuovo capitolo della sua vita. Il ritorno Sono trascorsi 1.221 giorni dalla serata dell’Olimpico. Mario ha giocato per tre anni in Francia, tra Nizza e Marsiglia. In realtà dall’Italia si è allontanato solo fisicamente. La mente è sempre stata qui e il Rigamonti che probabilmente vede dalla terrazza di casa distante 600 metri ha continuato a fargli un certo effetto. Lui, bresciano, con mamma Silvia di stanza a Concesio, a pochi chilometri, e papà Francesco che da lassù vedrà orgoglioso Mario vestire quella maglia. Brescia, da sabato pomeriggio, pensa solo a questa partita. La vittoria di Udine ha chiuso una settimana elettrica. Eugenio Corini questa mattina potrà definire la formazione con una certa serenità. Ha giocato tre partite su quattro fuori casa accumulando sei punti su dodici. La migliore delle neopromosse. Massimo Cellino avrà il piacere di sedersi in tribuna e vedere l’effetto che fa. Senza Cristiano Ronaldo, non convocato, gli occhi saranno tutti per Mario. Il lavoro È arrivato nella seconda metà di agosto a Brescia e dopo l’accoglienza da figliol prodigo di ritorno da campagne estere, si è messo al lavoro.

Prendiamo il lato positivo dell’allenamento senza poter giocare. Un piacevole fastidio: perché ha avuto più tempo per definire la condizione fisica su cui lavora da giugno (a Miami conil personal coach) e perché la pressione non è stata immediata. Anche se quei cento metri che separano gli spogliatoi dal campo di Torbole Casaglia sono stati come una mezza maratona di doppio affetto. I tifosi adulti da un lato, i più piccini dall’altro. Mario ha riacceso un entusiasmo che già pulsava dalla promozione in SerieA dello scorso maggio. In poco più di un mese Mario ha seguito il ritmo dello staff del Brescia sudando, correndo, sbuffando di fatica.

Ha giocato un paio d’ore tra le due amichevoli (Mantova e Frosinone), ha segnato un gol di testa, non ha esultato. Sarebbe tutto normale, sarebbe tutto Balo. Sarebbe tutto normale se ci fosse stata di mezzo una prova ufficiale. Stasera avremo il primo responso. Sarà parziale, in un senso o nell’altro. Il calcio italiano ritrova Balotelli e comunque andrà non sarà né un successo né un fallimento. Sarà solo la parte di un tutto che andrà analizzato più avanti. All’orizzonte l’Europeo 2020 con Roberto Mancini, l’ultima fermata azzurra. L’attesa Mario non gioca una partita vera dal 24 maggio scorso, quattro mesi esatti. Al 59’ sostituisce Payet nel Marsiglia, meno di mezz’ora dopo si fa espellere. Per recuperare un pallone in scivolata entra malissimo su Congré, centrale del Montpellier. L’arbitro Gautier è impassibile nell’estrarre il cartellino rosso.

Da lì le quattro giornate di squalifica. In estate rifiuta il Flamengo, preferisce restare in Italia perché dentro ha un desiderio. Avere un’altra occasione, forse l’ultima, per riprendersi una parte di tempo che non torna più. Compiuti i 29 anni firma con il Brescia, la settima squadra della sua vita (Lumezzane escluso). Di margini in cui muoversi per riprendersi non ce ne sono più tanti Mario. Questa scelta di ricercare se stesso all’interno del cerchio della fiducia di Brescia ricopre Balotelli di un manto più umano. Un nuovo esordio Il Brescia neopromosso punta alla salvezza. Non ci sono programmi volubili o promesse inconcepibili. Il Brescia è rimasto simile a se stesso dalla B alla A. Corini antepone il gruppo all’individuo, la volontà di proporre gioco alla tentazione di frenare quello altrui. Tutte nobili volontà che curiosamente devono infiltrarsi in Balotelli. Ha sfinato il fisico, asciugandolo ancora nell’ultimo mese. Le previsioni atletiche puntano a una tenuta di un’ora. Le previsioni adrenaliniche prevedono quota altissima già alla visione del numero 45. Libera la mente e usa la testa. È una via per non avere rimpianti.

Esce CR7, si scalda AR8 e come per magia si riaccende l’HD. Alla vigilia del primo turno infrasettimanale di campionato c’è aria di rivoluzione alla Continassa, e il comandante Maurizio Sarri l’annuncia all’ora di pranzo: «Cristiano ha un piccolo affaticamento all’adduttore, ed è normale visto che ha giocato tante partite». Nel pomeriggio, con la lista dei convocati, arriva la conferma: niente Brescia e niente premiazione del Fifa Best Player a Milano per il portoghese, che ha preferito rimanere a Torino per curarsi e lavorare. A Brescia andrà in scena la prima rappresentazione della Juventus deronaldizzata.

Paulo Dybala e Gonzalo Higuain sì divideranno l’onere di non farne sentire troppo la mancanza e a sostenerli nell’impresa non semplice potrebbe esserci un supporto non banale: Aaron Ramsey, che dopo la buona prima (con gol) da mezzala potrebbe avanzare sulla trequarti, col compito di innescare la coppia argentina. Idea trequartista Ronaldo non ha un clone e nessuno può fare il suo lavoro. Senza il penta Pallone d’Oro a monopolizzare la corsia sinistra (e con Mario Mandzukic ancora non convocato a causa del mercato) meglio cambiare musica, oltre che interpreti. Ieri Sarri ha provato sia il 4-3-3 (che in fase di non possesso diventa 4-4-2) con Cuadrado insieme a Dybala e Higuain, sia il 4-3-1-2 con Ramsey alle spalle dell’HD. Il gallese è in leggero vantaggio sul colombiano. Il suo impiego da rifinitore consentirebbe al diez bianconero di tornare a fare la seconda punta vicino all’amico, come succedeva con Allegri fino all’estate 2018, quando il Pipita si trasferì al Milan (e a Torino arrivò Ronaldo). Amarcord Paulo e Gonzalo hanno giocato insieme dall’inizio l’ultima volta 16 mesi fa: 13 maggio 2018, all’Olimpico lo 0-0 con la Roma regalò ai bianconeri il settimo scudetto. Dalla staffetta al tango di coppia: Higuain ha recuperato dalla brutta botta al naso («Non ci sono fratture », ha detto Sarri), Dybala dopo il debutto frizzante da titolare col Verona insegue il primo gol della stagione. «Non tornerò alla solita formazione – ha confermato Sarri -.

Voglio raccogliere tutti i dati da preparatori e medici e fare una valutazione razionale. Avere continuità è importante per noi adesso, ma è inutile andare a cercarsi infortuni». Senza Ronaldo, ancora dentro i fedelissimi Bonucci e Matuidi («E’ diventato importantissimo per motivi tattici»), a centrocampo tornano Khedira e Pjanic. Guerriero a riposo Nella prima stagione bianconera, Ronaldo si era fermato dopo 17 partite consecutive in campionato: Atalanta-Juventus, primo tempo in panchina e gol del 2-2 nel finale. Però l’anno scorso Cristiano aveva «riposato» forzatamente in Champions (colpa del rosso alla prima del girone col Valencia, che lo aveva costretto a saltare lo Young Boys) e soprattutto si era preso una pausa dal Portogallo. Nessuno meglio di lui sa comprendere i segnali del suo corpo: al primo allarme CR7 si è fermato, per evitare guai peggiori: la prossima settimana sarà delicata, tra Champions (Bayer in casa) e Inter. Inutile dire che lui vuole esserci.

Le azioni della Juventus calano, ma nessuna preoccupazione si registra alla Continassa. Il titolo della Juventus, ieri, è arrivato a perdere oltre il 7% alla Borsa di Milano, probabilmente anche per l’annuncio di venerdì a proposito di un aumento di capitale da 300 milioni. Intorno a mezzogiorno, il titolo cedeva il 7,25% a 1,299 euro, in un mercato in calo di poco più dell’1%. Il titolo Exor, la holding della famiglia Agnelli che possiede il 63,77% del club, perdeva il 2,63% a 61,48 euro. A fine giornata il titolo della Juventus si assestava a 1,33 euro, con un caldo del 4,7%. L’annuncio dell’aumento di capitale è arrivato venerdì sera a mercati chiusi, dopo che il CdA ha varata il bilancio dell’esercizio 2018-19 con il secondo rosso consecutivo. L’aumento di capitale, che ha il sostegno di Exor che sottoscriverà le sue quote per 191 milioni di euro, andrà a sostegno del piano di sviluppo della Juventus dal 2019 al 2024, cinque anni in cui i piani bianconeri prevedono un ulteriore salto di qualità tecnico e commerciale, per raggiungere la vetta del calcio mondiale. Per fare ciò, la dirigenza non vuole che la situazione debitoria, importante ma sotto controllo (464 milioni di debiti, ma con un rapporto di 2,87 con l’Etbda, quindial di sotto della soglia critica), possa togliere agilità alle operazioni di mercato e di sviluppo. L’eventuale inoptato, ovvero la parte di aumento che potrebbe non essere sottoscritta dal mercato, viene garantito da un consorzio di banche. L’aumento di capitale dovrebbe avere luogo nel primo trimestre del 2020 (ma c’è tempo fino a settembre 2020, secondo il comunicato) e sarà votato dall’assemblea straordinaria convocata per il 24 ottobre 2019, alle 10 nella consueta sede dell’Allianz Stadium. E’ stata, in ogni caso, una giornata negativa per tutta la Borsa: sono tornati in primo piano i timori recessivi in Europa con il deludente Pmi tedesco che ha contribuito ad acuire il rosso delle maggiori Borse europee. Pesano anche i dubbi sul fronte rapporti commerciali tra usa e Cina. Piazza Affari ha così aperto l’ottava in deciso calo con il Ftse Mib sceso dell’1,01% a quota 21.899 punti. Peggior titolo al momento è Unicredit sceso di slancio sotto gli 11 euro con un calo giornaliero del 3,3%, -3% Banco BPM, -2,56% UBI Banca, -2,3% Bper e -1,78% Intesa Sanpaolo. Tra gli altri testimonial del Ftse Mib cede oltre il 3% Salvatore Ferragamo (-3,35%) complice anche il taglio di prezzo obiettivo da parte di Equita.

Pressing organizzato e di squadra, in tutti i sensi. Dove non arriveranno Blaise Matuidi e Aaron Ramsey, ci penseranno poi il ds juventino Fabio Paratici e il vicepresidente Pavel Nedved. Sarà accerchiamento totale su Sandro Tonali, un po’ in campo e un po’ sul mercato, dove il responsabile dell’area sport dei campioni d’Italia si prepara a marcare a uomo come da giocatore. Dopo le relazioni degli osservatori e i sondaggi estivi, stasera i dirigenti bianconeri testeranno il 19enne centrocampista del Brescia dal vivo e soprattutto contro i campioni di Maurizio Sarri. Un esame impegnativo e con pressioni maggiori rispetto a quelli del passato: dall’escalation in serie B a quella con l’Under 21, con in mezzo la chiamata nella Nazionale maggiore del ct Roberto Mancini. Se il talento del ragazzo non è in discussione, dal confronto con giocatori di caratura internazionale come Sami Khedira, Miralem Pjanic, Matuidi e Ramsey c’è da scommettere che emergeranno nuovi appunti preziosi per gli immancabili pizzini di Paratici. A partire da quelle sfumature caratteriali che di solito gli scopritori di talenti sentono ancora prima di vedere. Il ds juventino ha sempre avuto un fiuto speciale per i giovani di qualità e se da ormai due anni si è messo sulle tracce del 2000 di Lodi è perché intravede un futuro importante per il centrocampista del presidente Massimo Cellino. LISTA AZZURRA Quello del Rigamonti si preannuncia come un test importante, ma non è il primo e non sarà l’ultimo per Tonali. I centrocampisti bianconeri proveranno a fargli fare brutta figura “aggreden-dolo”, in modo tale da limitare una delle fonti di gioco più importanti della squadra di Eugenio Corini. Paratici e Nedved prenderanno nota in tribuna, pronti a entrare in scena in futuro con il presidente Cellino in vista dell’estate 2020. Tonali non è una priorità assoluta, ma è tuttora ai primi posti della “lista azzurra” della Juventus assieme a Federico Chiesa della Fiorentina e Nicolò Zaniolo della Roma. SECONDO ROUND Qualche sondaggio sottotraccia per Tonali è stato effettuato anche lo scorso luglio, quando i bianconeri valutarono la fattibilità di una eventuale operazione in sinergia con il Sassuolo. Idea naufragata sul nascere a causa della chiusura totale di Cellino. Il presidente del Brescia non ha arretrato di un centimetro nonostante le ricche offerte, Psg in primis. «Tonali sarà protagonista in serie A con il Brescia», ha ripetuto più volte tra giugno e agosto il numero uno dei lombardi. Cellino è un abile mercante e la sensazione è che anche stavolta abbia visto giusto. Se tutto andrà secondo programmi, a giugno 2020 sarà quasi impossibile trattenere Tonali ancora a Brescia. Più facile prevedere un’asta internazionale a giudicare dal continuo movimento che si registra attorno al ragazzo. Per convincere Cellino serviranno almeno 30-40 milioni. La Juventus un tentativo lo effettuerà, magari inserendo qualche contropartita tecnica, ma il risultato non è scontato. L’ad interista Beppe Marotta, dopo i colpi “made in Italy” Barella e Sensi, sfiderà Paratici anche su Tonali e Chiesa. E un posto in prima fila lo ha prenotato il Milan. Occhio anche a Psg e City, seppur il bresciano preferirebbe restare un’altra stagione in Italia.