VAR in Champions League? Non ancora

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Var in Champions League? Non ancora, parola di Michele Uva, vice presidente esecutivo dell’Uefa. 

Le dichiarazioni di Michele Uva

“C’è bisogno di tanti anni prima di arrivare ad un sistema omogeneo, i tifosi abbiano pazienza. Tutte le grandi innovazioni, soprattutto quelle tecnologiche applicate al calcio, hanno necessità di una normale taratura. L’Europa League così come la Champions coinvolge 55 Paesi europei e non tutti hanno introdotto, neanche offline, la tecnologia Var. Siamo tre Paesi che la utilizzano, 4 paesi con la Polonia, e in questo momento lo facciamo online, penso che non ci sarebbe una uniformità sia di arbitraggio sia di assistenza, quindi penso che sia giusto aspettare quando tutta l’Europa o buona parte degli arbitri siano già abituati a questa tecnologia”.

Omogeneità d’arbitraggio ma non solo

Se da un lato ogni federazione dovrebbe prima dotarsi dello strumento in questione prima di introdurlo nelle copetizioni europee, c’è da dire che dall’altra parte bisognerebbe continuare a testare e perfezionare l’intervento stesso del var, che troppo è spesso è stato protagonista in negativo nel corso di questa stagione. Dall’errore macroscopico in Lazio-Torino tra Burdisso e Immobile, al rigore negato a Diego Perotti contro l’Inter, il pugno di Chiellini a Belotti e un’infinità di interventi non registrati dove la discrezionalità della classe arbitrale ancora non permette una partecipazione tecnologica fluida nelle sanzioni di gara.

Utilizzare il VAR in Champions League potrebbe essere utile, ma come ricorda il vice presidente Uva stesso c’è prima bisogno di anni, forse decenni, di test e perfezionamenti. Perché il VAR non può condizionare negativamente la più importante manifestazione calcistica del pianeta.

 

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