Se rinascessi vorrei essere…Emerson Palmieri

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Roma, 18/11/2017. Stadio Olimpico, Roma-Spal

Se rinascessi vorrei essere…
Quante volte abbiamo fatto questo gioco da bambini e qualche volta anche da adulti. Al top della classifica spesso c’erano calciatori, cantanti famosi, attori o playboy clamorosi.
Ultimamente un’ascesa velocissima all’apice della mia personalissima classifica l’ha effettuata Emerson Palmieri, ormai ex calciatore della Roma, passato proprio ieri alla corte del Chelsea, uno dei club più ricchi d’Europa. Bene, bravo, bis, vien da dire. Certamente, l’invidia crepi, sempre. Ma se rinascessi vorrei essere…Emerson Palmieri.
Premetto: sono caldamente romanista, ma non sono un amante di Emerson Palmieri, per me, sottolineo per me, un calciatore poco più che normale, con tante buone doti fisiche e tecniche, ma che non mi è mai sembrato avere quel qualcosa in più per essere davvero forte. Uno insomma che gode di una fama ben superiore al suo valore. E infatti, arrivato Kolarov, ho visto nella mia Roma un vero campione su quella fascia, per noi storica e piena di giocatori fortissimi.
Ma la mia insana curiosità, innata e guida interiore della mia professione giornalistica per tanti anni, mi ha portato a cercare qualcosa dietro la fortunata storia di Emerson Palmieri, uno arrivato nella Roma e nel Chelsea a 23 anni senza mai aver praticamente giocato un solo campionato intero da professionista. Sì, sì, proprio così: Emerson Palmieri nella sua carriera non ha collezionato presenze e minutaggio tali da poter completare un solo campionato da titolare vero.
In Brasile è una meteora: dal 2011, anno del suo esordio, colleziona sole 33 presenze in 3 anni nel Santos e si calcoli che in Brasile si gioca moltissimo e in diversi campionati. Gioca pochissimo, ma si guadagna il passaggio in Italia, al Palermo, con cui non gioca manco una partita da titolare, chiudendo la stagione con 9 scampoli di presenze in campo per 182 minuti. Ma, secondo miracolo della sua carriera, passa alla Roma.
‘Io l’avevo visto giocare mezza volta nel Palermo, mi è piaciuto nel modo di muoversi e, avendolo offerto il suo agente a condizioni molto buone, ho deciso di prenderlo’, ha dichiarato Walter Sabatini, ex diesse giallorosso, manco avesse visto Sofia Loren ancheggiare. Nel suo primo anno romanista Palmieri rispetta il suo destino di meteora fortunata, soli 182 minuti, ancora. Ma quelli che bastano per meritarsi la conferma, complice, pare, un’ottima considerazione che ha di lui Luciano Spalletti. La stagione 2016/2017 è quella top per il brasiliano: 1966 minuti in Serie A, conclusasi però con l’infortunio ai legamenti il giorno dell’addio di Totti.
Emerson torna a disposizione della Roma, del nuovo mister Di Francesco, a dicembre del 2017, ma non gioca praticamente mai, il nuovo allenatore sembra non accorgersi di lui. E che succede quindi? Facile, passa la fatina e se lo porta via al Chelsea, per 20 milioni più 9 di bonus. Quasi 30 milioni per un ragazzo con neanche un campionato di Serie A alle spalle, figuriamoci in Brasile, un legamento saltato e due mesi ultimi di panchina.
Se rinasco voglio essere anche mezzo Palmieri, non uno intero! Perché si narra pure che da 450 mila euro annui sia salito a 4 milioni di euro!
Bene, allora che può esserci dietro se non semplice destino fortunato?
La domanda è facile e scontata: chi è il procuratore di Emerson Palmieri? Il terzino appartiene alla scuderia della Elenko Sports, la costola sportiva del Fondo Sonda. Già al momento del passaggio dal Santos al Palermo il giro di soldi passò per un altro fondo d’investimento sportivo chiamato Dis. Che c’è di male? Per far luce su questi strani passaggi da una squadra a un’altra, complici i fondi d’investimento, basta leggersi un’intervista rilasciata da un agente Fifa famoso a Quotidiano.net nel 2015, ma rimasto per l’occasione anonimo:
“Il meccanismo è semplice: la società che detiene i diritti del calciatore, estera o italiana, riceve dal club che acquista il giocatore i fondi per il trasferimento e ne trattiene una quota. Quindi, di fatto, il giocatore vale meno rispetto a quel che dicono i media.
Perché una parte della torta va ai procuratori e ai direttori sportivi, che acquistano e vendono gli stessi calciatori. E così quel denaro dribbla il fisco italiano. Ci sono giocatori che vengono spostati come pedine in continuazione e trasferiti senza un perché. Vi faccio un nome, il brasiliano Emerson Palmieri. Lui va a Palermo, ma è un oggetto misterioso: per forza! Sapete il curriculum? Poche presenze col Santos! Ma alle spalle c’è la Elenko Sport, agenzia consorziata al Fondo Sonda, un’istituzione finanziaria di proprietà di due fratelli brasiliani che ha fatto la fortuna nel mondo della grande distribuzione. Un miliardo e 200 milioni di fatturato. Hanno pure Felipe Anderson, l’uomo che ha segnato due gol all’Inter e affondato la Samp. Bene, l’intermediario Mendes, nella trattativa dell’estate del 2013 e per la quale Lotito pagò 9 milioni di euro il brasiliano, ha rifilato alla Lazio pure Postiga (tornato quest’anno al Valencia, ndr) e Pereirinha. Questo perché gli agenti che si legano ai fondi lo fanno in maniera scorretta: conflitto d’interessi e monopolio. Figurarsi se uno si preoccupa di dirottare Palmieri a Palermo, serve solo per spostare denari”.
Vicenda oscura, ma ben chiara. Non importa quanto un calciatore valga, l’importante è muoverlo, spostarlo di società in società, perché più si muove e più i signori del calcio legati ai fondi fanno soldi che finiscono in paradisi fiscali.
Perlomeno curioso, se non incredibile, il benvenuto a Palmieri di Conte: “Non ricordo bene Palmieri perché ha giocato una sola stagione in Serie A, lo scorso anno. Ha subito un brutto infortunio, rompendosi i legamenti e ora sta recuperando, ma non so se è pronto per giocare”. Amen!
Emerson Palmieri da ieri non è più un giocatore della Roma, va al Chelsea e i suoi procuratori della Elenko Sports mettono a segno un colpo magistrale. Se rinascessi vorrei essere proprio lui, ma, come al solito, a pensar male spesso ci si azzecca.

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