Presidente, non sappiamo quanto lei sia pazzo ma quanto sappia essere silenzioso sì

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Periodo concitato in casa Roma. Il mercato ad ora ha portato il nulla più totale, la squadra non gira al meglio, i giocatori vengono venduti e il piatto comincia a piangere. Molti tifosi si chiedono giustamente: “Dov’è il presidente?”.

“So quanto siano pazzi i tifosi romanisti, ma sono preparato: voi non sapete quanto sono pazzo io”

Con queste parole, pronunciate a Boston il 15 aprile 2011, James Pallotta si presentava ai tifosi della Roma come nuovo presidente del club della capitale, pur divenendone a tutti gli effetti solamente il 27 agosto 2012. Da questa frase sono passati la bellezza di quasi 7 anni. Ne è passata di acqua sotto i ponti: sono cambiati dirigenti, allenatori, giocatori e chi più ne ha più ne metta ma un dato rimane tale: 0 trofei. Nel corso della presidenza Pallotta la Roma ad oggi ha portato a casa 0 trofei. Il problema non è neanche questo. Se si tifa una squadra la si tifa ovunque e comunque, con scudetto e Champions League in tasca oppure con il nulla in mano, altrimenti saremmo come gli altri, come quelli che non si sa per quale ragione, tifano Juve, Inter e Milan pur non avendo nulla a che fare geograficamente e storicamente con quelle squadre e città. Noi siamo romanisti, si vince poco e lo sappiamo ma non è un problema, lo si accetta (certo che non ci dispiacerebbe vincere di più). Quello che non va giù è però un altro dettaglio.

Il silenzio

Ecco, proprio questo caro presidente. Lei sta realizzando il sogno di molti tifosi e di altri passati alla Roma prima di lei. Avrà sicuramente sentito parlare di Dino Viola e Franco Sensi, ne siamo certi. Per questo noi la ringraziamo ma con un certo garbo un consiglio vogliamo darglielo: parli, si faccia sentire! La sua squadra, la nostra squadra, sta vivendo, e neanche il politichese usato nelle dichiarazioni da allenatore e dirigenti può nasconderlo, un periodo di forte crisi. Sotto ogni punto di vista. Il gioco non va, i giocatori sembrano essere senza fiato nonostante il giro di boa del campionato sia passato neanche da troppo. Sul mercato si ha la netta sensazione di essere impotenti, costretti a cedere senza avere neanche quel minimo di gioia portata da un acquisto. Ecco, una grande differenza con i presidenti del passato sta proprio qui; loro sapevano trasmettere al tifoso quel senso di paternità e siamo sicuri che lo stesso provato da noi fosse quello che anche i giocatori della Roma percepivano. Pensare che questo possa accadere con un presidente americano forse è un po’ troppo ma lei avrà imparato a conoscerci, noi siamo viscerali. E quando parlo di noi non intendo solo i tifosi, faccio riferimento anche agli organi di stampa, ai giocatori, insomma, a quella che viene definita “la piazza romana”. Roma è una città folle per certi versi e la Roma lo è ancora di più. Non vogliamo un presidente che si definisca pazzo, vogliamo una figura presente, che ci supporti e che sappia dirci nel modo più giusto, quale sia il futuro della Roma, perché ad oggi i punti di domanda crescono e le risposte scarseggiano. Il momento di magra, economico e sul campo, si accetta senza alcun problema. Quello che proprio non si può accettare è questo velo di silenzio sceso su Trigoria, irrispettoso per la Roma e per i suoi tifosi.

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